11 ottobre 2016

Vocabol'aria (17): "Turista", "grammatico" e tabù


Viaggiatore, gastronauta, sguardo invece di mappa: da chi sente dove spira il vento (e dice appunto di sognare di volare), quanti espedienti, oggi, per non ammettere d'essere un turista e per non fare sentire turisti, volgarmente, coloro cui si vuole impartire il settimanale fervorino della propria religione trinitaria e la cui opinione si vuole di conseguenza influenzare. 
Lo si scriveva qui, ora è solo un paio di giorni: la stupidità del turista è ormai conclamata ed è chiaro che nessuno vuole passare per stupido, definendosi o lasciandosi definire turista. Si voleva una prova? Eccola sul piatto.
Sulla parola turista si sta insomma stendendo (e, come si sa, non da oggi) la lunga ombra del tabù e essa pare destinata a seguire la sorte già toccata a grammatico. Apollonio lo segnalava tempo fa
In effetti, nessun grammatico, tra le falangi che oggi ne circolano compatte, accetterebbe per sé la qualificazione di grammatico. Con intento eufemistico, dice di sé d'essere un linguista e guai a contraddirlo: sui tabù e sulla correlata correttezza politica di espressione non si scherza. Allo stesso modo, non si dia del turista a un turista: oggi, sarebbe come dargli del cretino. Non sarebbe stato così duecento anni fa, nemmeno cento, ma i valori delle parole cambiano, non solo quelli di sistema ma anche quelli sociali (ammesso che ci sia una differenza).
Immaginino allora i due lettori di Apollonio se, per improvvida rilassatezza, capitasse loro di definire qualcuno come un grammatico che fa il turista o come un turista che fa il grammatico
Amano il quieto vivere? Si orientino piuttosto, al giorno d'oggi, su un linguista viaggiatore o un viaggiatore linguista. Ammetteranno che alle proprie e alle altrui orecchie suonano meglio.
Se poi, anche nella pratica dell'eufemismo, aspirano al sublime, per loro Apollonio ha un consiglio. Dicano (ma, ci si raccomanda, sorridendo angelicamente) un glottonauta odeporico.

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