14 ottobre 2009

Assoluto

"What fetters the mind and benumbs the spirit is ever the dogged acceptance of absolutes": parole di Edward Sapir, che non smettono di essere valide quando ciò che viene preso per assoluto è l'esito della prassi sociale popolarmente designata, da qualche secolo, come scienza.
Lungi dall'esser tale, si tratta piuttosto di nuova forma - neppure troppo sofisticata - dell'eterno rinascere dell'idra del conformismo, che signoreggia subdola in laboratori ed università (oltre che nelle redazioni dei giornali, nelle case di produzione di spettacoli, nei circoli e nei partiti politici) esattamente come tra seminaristi e tricoteuses.
Sempre ridicolo, il conformismo, ma non perciò meno pericoloso, per la buffa combinazione (colta da sempre nella tragedia e grandiosamente nelle tragedie della storia recente) che del peggio dei conformisti fa proprio ciò per cui essi sono comiche e grottesche marionette, meritevoli al massimo (anche da parte delle loro vittime) di sorridente scherno.
Sempre stupido, il conformismo, senza riguardo ai pulpiti da cui esso viene propagato: vi tuoni, per appropriazione che più indebita non potrebbe essere, la parola di un dio, anzi di Dio, o quella di un merito laico, di una competenza disciplinare solo presunta. Irrimediabilmente umani, merito e competenza sono infatti miserabili, se tromboneggiano e non sanno riscattarsi sorridendo anzitutto e dolceamaramente di se stessi e della propria relativa nullità.

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